Shazam: come funziona?
Quante volte mi sono trovato nell’ascoltare la radio o, a volte, persino in discoteca chiedermi o sentirmi chiedere: “Ma come si chiama questa canzone?” Ormai, anche non essendo il Morgan, della situazione si può rispondere facilmente grazie a una app mobile tra le più utili in assoluto: Shazam!
Personalmente la uso tantissimo, ho provato vagamente a immaginarmi il suo funzionamento, finché non sono capitato in un sito inglese dove ne veniva spiegato l’effettivo funzionamento e non ho perso l’occasione di leggerlo, prima, e ora riproporlo.

Per chi non lo conoscesse Shazam (disponibile per qualsiasi smartphone) permette, tramite la registrazione di alcuni secondi del brano, il riconoscimento delle informazioni più comuni dello stesso quali titolo, artista, album e nelle ultime versioni rilasciate anche molto più. Magia? Trucchi? Illusioni informatiche? Niente di tutto ciò! Andiamo a vedere come funziona.
Bisogna inanzitutto dire che Shazam ha dalla sua un database di “impronte digitali” di un numero sempre più vasto di brani che sfrutta per fare il confronto. Quando chiediamo all’applicazione di “ascoltare” la canzone, in verità non stiamo facendo altro che taggare la canzone ascoltata sottoforma proprio di impronte digitali. In sostanza quindi, si conduce una ricerca tra impronte digitali riconosciute durante l’ascolto e quelle presenti nel database. In ultimo, se si è trovata una corrispondenza, il programma restituisce le informazioni desiderate all’utente.
Scendendo un po’ più nel dettaglio scopriamo che viene utilizzato uno spettrogramma, ossia un grafico in cui, punto per punto, vengono rappresentate le intensità delle frequenze in uno specifico punto nel tempo. Shazam, dunque, crea un algoritmo che applica un’impronta digitale ad una canzone, restituendo un grafico in tre dimensioni, riuscendo a identificare le frequenze grazie “all’intensità dei picchi”e per ognuno di questi si tiene traccia della frequenza e del tempo trascorso dall’ inizio del brano. Così, quando Shazam riceve delle impronte come quelle sopra riportate, tiene traccia della prima key (823.44 – 1.054) e ricerca nel database tutte le possibili corrispondenze. Ecco come potrebbero apparire le tabelle di Shazam:

confronto con il database
Per i più o meno curiosi spero, con questo post, di essere stato utile nello “svelare” il mistero di quest’applicazione che ormai è diventato un “must have” per tutti i possessori di smartphone.
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Matteo
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http://www.facebook.com/roberto.macina Roberto Macina
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Rosaneranera
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Milannelcuore999
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Giovanni Martinelli







